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martedì 19 febbraio 2013

Aggressività infantile e mediazione dell'adulto

L'aggressività infantile non ha alcuna valenza negativa: è la strategia che il bambino utilizza per risolvere i propri problemi nel momento in cui viene a trovarsi in una situazione per lui nuova o deve interagire con l'altro.
L'aggressività infantile, d'altra parte, può essere considerata secondo diverse ottiche:
- come comportamento esplorativo della realtà e come manifestazione di contesa dell'oggetto ( mamma, gioco, ... );
- come modalità di socializzazzione primitiva (24-28 mesi) in cui il prevalere dell'interesse verso la relazione con l'altro, i coetanei, viene manifestato attraverso tale modalità;
- come modalità conflittuale vera e propria quando il problema consiste nella non comprensione delle intenzioni dell'altro ( 3-4 anni).

Riferendosi ad una prospettiva evolutiva, l'adulto ha un ruolo di mediatore del conflitto: deve,ossia, aiutare il bambino aggredito a decodificare l'aggressione come richiesta di attenzione e nel contempo deve condurre il bambino aggressore a scoprire nuove modalità espressive. L'adulto deve cercare di permettere al conflitto di risolversi da sè ed intervenire solamente nel momento in cui si violano le due regole fondamentali: "farsi male" e "fare male agli altri".
Si tratta di sostituire, quindi, una immediata ma inefficace azione negativa ( castigo, sberla, allontanamento dalla situazione, ...) mediante una più complessa ma efficace azione positiva che aiuta il bambino a strutturare in maniera relazionale la sua personalità sociale.

"Aiutare a dare un nome e un perchè agli stati d'animo e alle emozioni anche negative del bambino"



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