Visitatori "Fedeli"

sabato 27 aprile 2013

!!! PREMIO VERY INSPIRING BLOGGER AWARD !!!

Ringrazio innanzitutto Elena V. di http://mamma-make-up.blogspot.it/ per avermi taggato per questo premio.
 Certamente sono molto felice di averlo ricevuto in quanto è il primo premio che ricevo per questo blog, nato un pò per caso dalla passione per il mio lavoro di educatrice d'infanzia e un pò dalla voglia di condividere e di scambiare pensieri e riflessioni con coloro che si prendono cura di bambini e non solo. Quindi grazie veramente di cuore! 

Elenco ora le regole di questo "award": -chi lo riceve deve citare la persona da cui ha ricevuto il premio, inserendo nel post di risposta il link del suo blog; -esporre il logo del premio sul proprio blog o sul post; -raccontare sette cose su di sé; -indicare cinque blog che personalmente meritano la citazione, inserendo il loro link e avvisando successivamente le relative blogger con un messaggio.

 Le sette cose su di me: * Ho 31 anni; * Sono di Pesaro; * Laureata in Progettazione e coordinamento sei servizi educativi; * Lavoro da sette anni in un asilo nido; * Ho mille passioni creative; * Il colore preferito è il lilla; * Il mio matrimonio? Un matrimonio simply-chic "fai da me"!.

 Ecco i cinque blog che personalmente taggo per questo "award": 
 http://aldabonetti.blogspot.it;
 http://mammapiky.blogspot.it;
 http://vitazerotre.blogspot.it;
 http://kreattiva.blogspot.it;
 http://dolcissimamenthe.blogspot.it. 
 Spero vi faccia piacere!!

mercoledì 3 aprile 2013

COME SI GIOCA IL BAMBINO QUANDO GIOCA Dott.ssa Myrtha Chokler - Traduzione Dott. Luis Stoppiello

CONCETTO DI GIOCO. LE RADICI DELL’ATIVITA’ LUDICA Il gioco è in principio un diritto del bambino (1), un’attività piacevole essenziale che contribuisce alla costruzione soggettiva. Nel processo di costituzione dell’identità, uno degli strumenti privilegiati è il gioco e, in età precoce, particolarmente il gioco corporeo, sensomotorio e simbolico, i cui diversi livelli permettono l’esibizione, il dominio della motricità, la strutturazione dello spazio, la conoscenza e la comprensione progressiva della realtà allo stesso tempo che l’espressione di sé assieme con l’elaborazione e la simbolizzazione dei desideri, timori, potenzialità e fantasie inconsce. In questa tappa sono essenziali per il bambino i giochi autonomi, messi in un primo livello: hanno come asse la sensomotricità, il piacere del movimento, il piacere della scoperta e dell’appropriazione del corpo e da lì, influiscono nell’organizzazione, la strutturazione, la destrutturazione e ristrutturazione dello schema corporeo e dell’immagine del corpo e di sé. Tutti i bambini sani giocano, lo fanno costantemente. Giocare è una funzione vitale, come la respirazione, centrata nel principio di piacere, piacere dalla scoperta e piacere dal dominio progressivo del mondo e di se stesso. Il bambino sano quindi, gioca, vuole e sa giocare al suo livello e con i suoi propri strumenti. Indispensabilmente è l’adulto chi garantisce le condizioni di sicurezza affettiva del bambino, i materiali, lo spazio e il tempo sufficiente perché lui possa esprimere pienamente il suo impulso ludico, che sorge come propria motivazione, per la sua forza interna, per la sua pulsione epistemica legata a una necessità essenziale di adattamento e di comprensione del mondo circondante. Le prime interazioni del lattante con l’adulto sono le fonti originarie possibili di piacere. Rassicurato affettivamente dall’adulto attraverso la qualità del legame di attaccamento, il bambino metterà in atto in un processo semiotico, cioè, costituendo dei segni e assegnando significati, una serie di azioni sensomotorie, simboliche e cognitive che stanno alla base delle sue attività ludiche. Il bambino può giocare nell’azione – può giocarsi nell’azione - a partire della sua relativa sicurezza rispetto a tutto ciò integrato in se stesso. Può giocare a perdere di sé e dell’altro ciò che già possiede intimamente o sa certamente che può recuperare. Può giocare l’equilibrio e il disequilibrio in condizioni di intima sicurezza. Gioca a cadere o a saltare quando ha costituito con fermezza un’immagine del suo corpo; prima di ciò le fantasie di perdita, di insicurezza, di rottura dell’unità del corpo e la perdita dei riferimenti spaziali di solito gli provocano angoscia. L’espressione più frequente è l’inquietudine, l’ansia, l’eccitamento smisurato, l’impulsività, la disorganizzazione o l’inibizione. Questo lascia anche le sue tracce che bloccano l’attenzione, perturbano la disposizione per gli apprendimenti e stimolano gli scoppi e l’aggressività. LE DIVERSE FUNZIONI DEL GIOCO NELLE DIVERSE TAPPE DELL’INFANZIA Il bambino non tratta soltanto di constatare l’esistenza delle cose, di conoscere e di adattarsi attivamente alla realtà, ma fondamentalmente di comprenderla e di ricrearla. Il gioco è indispensabile per lo sviluppo intellettuale, motorio e affettivo del bambino e costituisce la sua via naturale di espressione, nonostante il giocare per il solo fatto di giocare diventi il suo valore principale. Il motore e il risultato del giocare è il piacere. Attraverso il gioco, il bambino incorpora le nozioni basiche su se stesso, sugli altri e sul mondo, impara a dominare e conoscere le parti del corpo e le sue funzioni, a orientarsi nello spazio e nel tempo, a manipolare e costruire, a stabilire relazioni con gli altri, a comunicarsi e a parlare. Tutti questi apprendimenti occorrono a livello non conscio. Il gioco solo diventa tale in quanto attraverso di lui si esprimono e si garantiscono i complessi processi di consolidamento di se stesso e dell’identità. Non è un esercizio per… né un allenamento per… né una preparazione per compiti futuri, ma un modo di essere nel mondo oggi, qui e ora. Nonostante che l’adulto giochi comunque, il gioco per lui non ha lo stesso significato che ha il gioco nel bambino: per l’adulto implica anche piacere e allo stesso tempo è collegato all’ozio, al riposo, alla distrazione, al sollievo rispetto ai compiti quotidiani, alle sue preoccupazioni; per il bambino invece, il gioco è la vita nonostante tutta la vita non sia un gioco. Dal vissuto, l’esplorazione, la sperimentazione con oggetti semplici, la risonanza emozionale e il piacere condiviso dopo con altri bambini o il mondo degli adulti, i bambini si pongono delle domande, all’inizio non verbali, costruiscono le loro conoscenze, comparano risultati, questionano e domandano agli altri, creano i loro propri cammini per imparare, d’accordo a le loro potenzialità globali, alle loro competenze e ai loro interessi. Possiamo considerare tre tappe nel gioco del bambino: I due primi anni di vita costituiscono un periodo essenzialmente sensomotorio. Inizialmente troveremmo tre tipi di attività pre-ludiche: * Durante le cure materne (alimentazione, cullare, sostegno), esistono giochi mutui nelle interazioni. * Dopo, il proprio corpo del bambino, la scoperta delle sue mani come oggetto di suzione e di rasserenamento lo spingono alla ripetizione e riproduzione di sensazioni. * Più tardi, come indicatore di una tappa di maturazione del legame di attaccamento, compare un oggetto privilegiato che può sostituire parzialmente, per uno scarso tempo all’adulto significativo nella sua funzione di accompagnamento o di consolazione: si costituisce “l’oggetto transizionale” (2). DALLA MANO COME OGGETTO DI CONOSCENZA ALLA MANO COME STRUMENTO PER CONOSCERE E GIOCARE (3). La scoperta prima e poi l’utilizzo delle sue proprie mani come oggetto di gioco costituisce un momento fondamentale nello sviluppo infantile. Comincia con una comparsa casuale della mano, come un oggetto qualunque dentro il campo visivo che prima non attirava per niente la sua attenzione ma che adesso capta il suo interesse. Quando tramite i movimenti non intenzionati, cioè riflessi, la mano esce dal campo visivo, il bambino piccolo tenta di recuperarla nuovamente. In quel momento, la mano diventa un oggetto “pertinente” di esplorazione, di conoscenza e di gioco. Il successo di riuscire a rimettere davanti i suoi occhi una delle mani o entrambe le mani e il posteriore dominio di quella coordinazione, implica l’integrazione propriocettivo-visiva di quel circuito: oggetto attraente, percezione visiva, cinestesica e motricità volontaria. E’ la circolarità integrativa dello schema corporeo e dell’unità dell’immagine di sé. Si può pensare che all’inizio il bambino “non fa muovere la sua mano”, ma che guarda attentamente la mano che si muove. Questa condotta evolve rapidamente con gesti più complessi. Pronto comincia a “far muovere” le mani davanti i suoi occhi. Le allontana, le avvicina, generalmente lo fa una alla volta, apre e chiude gli occhi, prende o aggancia una mano con l’altra, la sgancia, scopre e perfeziona movimenti delle sue mani che poi ripeterà con gli oggetti. All’inizio del secondo trimestre il bambino, nel frattempo che esercita le sue mani, raccoglie informazione sulle sensazioni che gli oggetti provocano in esse, i loro possibili movimenti nel contatto e in relazione alle forme, peso e ordito dell’oggetto. L’attenzione è centrata in questa tappa particolarmente nella mano come oggetto di conoscenza, in un processo di scoperta, incorporazione, esercitazione e dominio progressivo. Questo poi gli permetterà, spostando l’interesse centrale dalla mano verso l’oggetto, trasformarla in uno strumento ogni volta più abile per l’esplorazione, la sperimentazione e l’utilizzo degli elementi a cui accede. Il bambino estende la mano verso l’oggetto, lo spinge, guarda come si sposta, lo passa da una mano all’altra, lo tocca con entrambe le mani, lo sbatte, l’allontana, lo porta verso il viso e alla bocca. L’esplorazione e la manipolazione a partire del quarto mese già un’attività autonoma complessa. In base a un incitamento interno, forte e persistente, proprio del bambino, compare spontaneamente quando nell’ambiente si sono disposte le condizioni di sicurezza affettiva, spazio, giocatoli o oggetti leggeri, prensibili e sicuri a sua portata perché il bambino possa manipolare. Oggetti non troppo piccoli perché possa portarli in bocca e succhiare senza rischi, per lanciare, battere, ecc. Le sensazione provocate da questi oggetti nelle sue mani e nella sua bocca sembrano di essere l’obiettivo primordiale. A partire del secondo semestre le azioni del bambino diventano più complesse perché sposta la sua attenzione in modo prevalente verso la ricerca di effetti della sua manipolazione sugli oggetti, verso la comprensione delle relazioni fisiche e topologiche, invece dell’esplorazione delle sensazioni que questi provocano nelle sue mani. All’età tra i 18 e i 24 mesi circa, la manipolazione non è più un’attività indipendente e passa a integrarsi in un gioco più organizzato e più complesso. Il bambino è passato da un’esplorazione tattilo-motoria, nella quale prevaleva l’organizzazione e interelazione percettivo-tattile, cinestesica e multisensoriale ma particolarmente visiva, verso un’attività sensomotoria la cui base continua ad essere la manipolazione però, la sua finalità, interesse e significazione nello sviluppo cognitivo è più complessa e differenziata, rivolta alle relazioni degli oggetti in sé e tra di loro o l’oggetto come intermediario nelle relazioni sociali. L’estremo sviluppo dell’abilità manuale (dovuta alla maturazione della corteccia cerebrale e delle vie di associazione) e delle rappresentazioni mentali si sostentano reciprocamente, assicurando in questo modo l’aggiustamento progressivo delle esperienze di manipolazione tendenti a una meta autoproposta, il cui progetto, pianificazione e anticipazione si relazionano con le crescenti competenze di attenzione e osservazione selettiva e persistente. Durante il secondo trimestre, dai 3 ai 6 mesi, il bambino manipola un oggetto, lo prende, lo guarda, lo gira, lo muove, lo palpeggia, lo porta in bocca, lo allontana, si aggrappa a esso. L’intenzionalità è appropriarsi dell’oggetto, averlo in mano, girarlo da tutte le sue parti, conoscerlo e riconoscerlo, tutto ciò gli provoca notabili stati di gioia. La presentazione delle diverse forme di manipolare differiscono tra di loro. Sono state descritte più di 100 forme nel primo anno del bambino. Le più frequenti all’inizio sono: sostenere-guardare, battere l’oggetto contro un qualcosa, stringere e poi lasciare in modo ripetitivo, passare un oggetto da una mano all’altra, lasciar cadere-riprendere, girare e far muovere con una mano, toccare-palpare. A partire dal settimo o dall’ottavo mese e fino alla fine dell’anno, il bambino si interessa esclusivamente in un oggetto che ha in una mano, però gioca ad allontanarlo e a strofinarlo contro il pavimento, o lo passa da una mano all’altra mentre lo insegue con lo sguardo. E’ un primo passo per poi rischiare a lasciarlo e dopo recuperarlo. Poco tempo dopo il lasciare e riprendere si trasformano in un gioco intenzionale ripetuto ogni volta più spesso. Si interessa allora in due oggetti simultaneamente, facendoli entrare in relazione, sbattendo l’uno contro l’altro, sostenuti entrambi in ogni mano, o sbatte un oggetto che sostiene in una mano, con un altro che è più lontano. Mette un oggetto nell’altro ed esperimenta com’è scuoterlo, rovesciarlo, capovolgerlo e ripetendo una e più volte queste azioni. Esistono innumerevoli variazioni di questo gioco. L’espressività mimica e gestuale rende conto di percezioni, immagini e sequenze di pensieri, comparsi dall’infinita varietà e sottigliezza del gioco manuale iscritti e disponibili nella sua psiche. L’esplorazione visiva e la manipolazione, allo stesso tempo terreno di sperimentazione e modalità di espressione del vissuto emozionale del bambino, sono fonti di un feed-back reciproco durante il quale si elaborano sistemi complessi di rappresentazione e semiotizzazione. Allo stesso modo che nel bambino maggiorenne, la ritrazione del linguaggio è un segno importante e significativo di sofferenza di fronte a una perdita o una separazione grave, la quantità e particolarmente la qualità del gioco manuale diminuisce notevolmente quando il bambino deve supportare cambiamenti di vita che lo disorganizzano. In questo senso le attività manuali sono più sensibili che le attività posturali. Le più fragili sono naturalmente le forme più recenti acquisite, a eccezione di lasciare e prendere che in vece di diminuire mostrano in questi casi una crescita importante che può arrivare alla stereotipia. I PRIMI GIOCATOLI Quali tipi di oggetti interessano di più ai bambini in questa prima tappa?: I primi indubbiamente sono il volto, le mani, il corpo e i vestiti delle persone significative che il bambino tenta di prendere, aggrappa ed esplora. E’ l’atteggiamento dell’adulto, il godimento o la risata, la sfida che trasforma quest’attività in “gioco”. Quello poi più importante è la mano del bambino. Proprio per questo motivo è conveniente che possa indagarla con tutta comodità da una postura che garantisca la sua sensazione totale di equilibrio (4). Dopo i due o i tre mesi di età, sono consigliabili tutti quei oggetti che possano essere presi facilmente: un fazzoletto di cottone, poi anelli o altri piccoli oggetti di tessuto, morbidi, leggeri e con cui non ci siano dei rischi di farsi del male. In sintesi, il gioco in questa tappa consiste nell’esplorare, esperimentare e ripetere attività di tipo motorio, che inizialmente hanno una fine di adattamento, ma che passano a diventare un’attività che va dallo scopo del puro piacere della scoperta, all’esercizio funzionale e servono per consolidare tutto ciò imparato. Tante attività sensomotorie diventano in questo modo in gioco: spostamenti molteplici, rotolamenti, giri, dondolamenti, allungamenti, arrampicarsi, equilibri e squilibri autopromossi, per cui ci vuole uno spazio amplio e sicuro. Quando il bambino comincia a vagare in tutti i modi possibili (rollando, strisciando, in ginocchia o in piedi) gli piace molto raggiungere, strofinare con la punta delle dita, trascinare, spingere giocatoli, lanciare lontano, raccogliere, ecc. Il simbolismo nel pensiero infantile ancora è assente, nonostante lo sia presente in germoglio attraverso le primerissime imitazioni di azioni, le ecoprassie e le ecolalie (5). Esperimentare le proprietà fisiche degli oggetti, relazionarli tra di loro, svuotare e poi riempire contenitori, disperdere e poi raccogliere, introdurre e tirare fuori oggetti all’interno d’altri oggetti, sono tutte attività essenziali dal punto di vista della costituzione di sé, dell’organizzazione dei coordinamenti motori, delle nozioni spazio-temporali, del suo schema corporeo, delle relazioni affettive e dell’integrazione delle regole sociali. Dai due fino ai sei anni. Questo è un lungo ed eterogeneo periodo di molteplici trasformazioni psichiche durante il quale il bambino aggiunge all’esplorazione e la sperimentazione ogni volta più variegata e complessa del mondo circondante, l’utilizzo di un incipiente e poi abbondante simbolismo. Gli inizi dei giochi si ritrovano nel precoce gioco di comparire e scomparire: “Dov’è?…c’è qui!”, nelle ecoprassie, nelle ecomimie e poi nell’imitazione. Più tardi il bambino riproduce frammenti di scene della vita reale, modificandoli d’accordo ai suoi bisogni. I simboli acquisiscono il suo significato in un’attività di metamorfosi dell’oggetto che va conformando mediante il riconoscimento di certi attributi degli oggetti della realtà, di suoi parametri più definiti e del suo spostamento ad altri oggetti: la caratteristica è il “fare come se…” un piccolo pezzo di legno diventa un cucchiaio che batte contro un oggetto che “fa finta di essere un piatto”, una scatola di cartone diventa un camion, un cerchio diventa il volante di una macchina, un bastone è un cavallo, un contenitore è una pentola, una barca, un letto, ecc. Il bambino ricrea gli oggetti, gioca i ruoli sociali delle persone e le attività che loro sviluppano, il babbo, la mamma, il maestro, il medico e tutto ciò gli permette di comprendere ed elaborare i conflitti immaginari. In questo secondo livello la realtà nel gioco si sottomette ai suoi desideri e bisogni. I giochi corporei diventano più complessi e si perfezionano: equilibri e squilibri, arrampicarsi, saltare, cadute, corse, uniti a un personaggio, a una mimica, propri del gioco simbolico, della sua narrativa, puntano all’affermazione di sé e la sua differenziazione dall’altro. Sono propri di questa tappa: * I giochi di distruzione, costruzione e ricostruzione simbolica dell’altro legati alla relazione con l’adulto e i pari, * I giochi di presenza e assenza (comparire-scomparire, nascondiglio), legati alla costituzione della permanenza di sé, dell’altro e dell’oggetto, * I giochi di persecuzione (acchiappare ed essere acchiappato, divorare ed essere divorato, il lupo, il coccodrillo), legati ad ansie e fantasie primitive, * I giochi di onnipotenza e di identificazione con l’Io Ideale, * I giochi di identificazione con l’aggressore e di cambiamenti di ruoli. La costruzione di case e rifuggi come estensione e proiezione dell’immagine di sé, l’identificazione sessuale e l’integrazione dei ruoli sociali si presentano spesso con caratteristiche diverse nei maschi e nelle femmine: * Nelle femmine di solito prevalgono, ma non per forza in modo escludente, i giochi centripeti di approssimazione al corpo, di ripiego gestuale, di abbracci, di involucro corporeo, giochi di cura del corpo e di riparazione, di coordinamento e destrezza manuale, giochi con bambole e travestimenti elaborati. * Nei maschi di solito prevalgono giochi di espansione, di competizione motoria, di potere e forza, di acrobazia, di velocità, de aggressione con fusili, spade, di apertura ed estensione del corpo, i travestimenti generalmente sono meno elaborati e soltanto hanno bisogno di un elemento che rappresenti simbolicamente gli attributi. Nel gioco simbolico, allo stesso modo che nelle costruzioni: torri, incastri, puzzle, tagliare, pitturare, incollare, canzoni infantili, racconti e favole, diventa di enorme importanza. (?). Sono precursori imprescindibili di un pensiero più elaborato, con attività di manipolazione e operazione di simboli, richiesti per l’apprendimento del linguaggio, della lettura, della scrittura, delle matematiche, della segnaletica urbana, come anche per la comprensione e l’integrazione dei valori, delle regole e delle leggi sociali e della sua espressione simbolica. Dai 6 anni alla pubertà. L’evoluzione del gioco, gli interessi e l’esperienza sociale, oltre all’espansione dei giochi di esplorazione, ricerca e produzione di oggetti, introduce il predominio in questa nuova tappa del gioco di regole. Dobbiamo sottolineare che le caratteristiche di esplorazione e di piacere sensomotorio, di imitazione, di simbolizzazione o di ruoli sociali che emergono nelle tappe successive, dai primi mesi di vita, si integrano ai nuovi giochi, si perfezionano o si ristrutturano ma non scompaiono. Difatti, anche nei giochi degli adulti è possibile osservare la presenza di tratti propri delle esperienze ludiche precedenti. Il terzo livello di giochi, che si organizza dopo i 6, 7 o 8 anni, è costituito dalle attività ludiche regolate che esigono una maggiore strutturazione dell’Io, decentramento emozionale o una minore carica delle proiezioni affettive inconsce cioè: capacità per mettersi nel posto dell’altro, per l’integrazione della legge e per la comprensione di norme elaborate ogni volta più simbolicamente e più efficaci nella socializzazione. La maturazione fisiologica e psichica della capacità dell’attenzione permette proprio in quest’età stare attento, comprendere pienamente e integrare consegne che non provengano esclusivamente della sua propria motivazione, che non insorgano dalla propria iniziativa e quindi, possano adattarsi attivamente a proposte degli altri pari o degli adulti. Perciò è a partire di questa età che alcuni bambini possono integrare la legge e quindi, produrre e accettare le regole che tutti i giocatori devono rispettare. Questo torna necessaria la comunicazione, la cooperazione, la tolleranza alla frustrazione, la capacità di attesa, perché senza il lavoro e l’intendimento di tutti non c’è gioco. Questo contribuisce ad un coordinamento dei diversi punti di vista, molto importante per lo sviluppo sociale e il superamento dell’egocentrismo. Questo non significa che non possano, a volte, sottomettersi, adattarsi passivamente, ubbidire senza capire, tutto ciò per sentirsi accettato dall’altro, oltre a immaginare inclusive che condivide l’emozione di godimento dell’altro, ma se non ha la maturazione per l’attenzione concentrata nella possibilità di sostenere un tempo il mettersi nel posto dell’altro, diventa praticamente impossibile di immaginarsi ciò che l’altro ha in mente, che cosa gli viene proposta nel gioco o nell’apprendimento. Questo ha chiaramente a che vedere con il processo di decentramento di cui parlano sia Piaget, sia altri ricercatori attuali. Questi giochi come il nascondiglio, la mancha, le sue varianti, giochi di ingenio e giochi di destrezza motoria globale regolati in modo complesso come le corse, arrampicate, salti, le manipolazioni, la memoria e la strategia dei figurini, palline, giochi costruttivi, meccano, di tavola, competizioni, ludo, oca, carte, scacchi, ecc., richiedono e rinforzano anche la maturazione psicologica, affettiva, cognitiva e sociale. SUGGERIMENTI SU GIOCHI E GIOCATOLI APPROPRIATI PER OGNI ETA’ I bambini possono giocare a tante cose senza giocatoli ma richiedono di uno spazio e generalmente di oggetti, in particolare quando sono piccoli. All’interno del gioco, i giocatoli svolgono una funzione di supporto, particolarmente quelli che permettono la variabilità e la molteplicità di significati. Alcuni riproducono la realtà in modo molto preciso. Questi sono i meno indicati. I giocatoli già costruiti sono anche oggetti con un valore simbolico per utilizzare nel gioco ma realizzati specificamente per quel uso e in generale con funzioni specifiche integrate già nel disegno. I bambini hanno bisogno di materiali semplici per il gioco, con questi avranno sempre l’opportunità di esplorare e di fare qualcosa in ogni tappa del loro sviluppo. Non hanno bisogno di giocatoli costosi ma si che siano sicuri e che il suo utilizzo non implichi alcun rischio né precauzione per cui non sia pronto il bambino, devono essere gestibili in modo autonomo e non tossici. In certa età l’acqua, la sabbia, le scatole, i contenitori, le foglie, oggetti di colori diversi, palloni di tessuto, sono più adatti ai giocatoli troppo attrattivi acquistati. L’importante è la creatività, i cambiamenti, le trasformazioni, le costruzioni, le costruzioni che realizza il bambino con gli oggetti. I giocatoli troppo sofisticati, che esigono movimenti semplici e ripetuti (dopo un impulso, il resto lo fa tutto il giocatolo e non il bambino) sono quelli che di meno contribuiscono allo sviluppo, dovuto a che la sua attività creativa con questo tipo di oggetti è molto ridotta. Se mettiamo nelle mani di un bambino piccolo una macchina a controllo remoto, quasi tutta la sua attività si reduce a schiacciare un tasto e a seguirlo, poiché non può controllare il movimento della macchina in quello spazio; questo è molto poco di fronte alle possibilità che offrono alcuni pezzi di legno con cui il bambino “fabbrica” una macchina, un garage, una pista che organizza a sua voglia e che può rappresentare tante classi diverse di macchine e tanto di più. “l’essenziale è che il bambino giochi con i giocatoli e non i giocatoli con il bambino” (Tardos, A.). E’ quindi interessate offrire al bambino materiale che gli permetta di esperimentare, di ricreare a sua voglia e quando lui voglia, produrre da se stesso certe attività simboliche che arricchiscano la sua azione. In un ambiente sicuro i bambini prendono da soli le loro proprie decisioni. Imparano meglio dalle loro proprie iniziative, inquietudini e domande che li portano a cercare i loro propri cammini, trovare da se stessi le soluzioni e a processare i loro ostacoli o sbagli. I bambini hanno anche bisogno di giocare da soli. Il gioco con adulti è una importante forma di comunicazione ma l’alternanza con il giocare solo, permette che il bambino dia corsa libera alla sua propria fantasia senza dipendere dallo sguardo, dalle aspettative e/o giudizi degli adulti. I BAMBINI E LA TELEVISIONE Sebbene la televisione trattiene ai bambini, è necessario ricordare che la scelta di programmi è responsabilità degli adulti. In età precoci, fino ai 2 o 3 anni, l’immagine della televisione affascina (e nel peggiore dei sensi), imprigiona il soggetto senza possibilità di scegliere, di separarsi dallo stimolo e senza riuscire a pensare. La televisione è particolarmente inadeguata in quelle età: sottomette il bambino, la cui necessità essenziale è il movimento, l’azione e la relazione, ad una situazione di passività e di ricezione massiva di stimoli, senza poter analizzare, comprendere, comparare né utilizzare quelle immagini in modo creativo. Tanti prodotti della televisione per bambini, solo stimolano l’adesione emozionale indiscriminata, l’eccitamento o i timori e panici infantili per la il pregnante dell’immagine. In questo senso è conveniente riflettere sui programmi televisivi, sui modelli e i valori sociali che si trasmettono e si valutano, a volte in modo subliminale e sull’influenza che esercita questo mezzo audiovisivo nella formazione integrale del bambino. La televisione bene utilizzata può diventare, senz’altro, in età scolastiche, uno strumento interessante di informazione, di accesso alla conoscenza, di identificazione e di apprendimento. 1. Vedere la Dichiarazione Internazionale dei Diritti del Bambino. 2. D. Winnicott, Realidad y Juego. Buenos Aires, Gedisa, 1972. 3. Questo paragrafo è stato preso testualmente dalla Tesi Dottorale in Logopedia della Dott.ssa Myrtha Chokler, sostenuta nell’Universidad del Museo Social Argentino nel 1999 e cui titolo è Soggettività e Comunicazione. 4. Postura comoda, sdraiato bocca in su, senza vestiti o oggetti che impediscano i suoi movimenti o che lo distraggano. 5. Le ecoprassie sono imitazioni della mimica facciale o dei gesti che i bambini piccoli fanno tramite l’osservazione o l’incitamento degli adulti (Come fa il coniglietto? Come piange il bambino? Come fa addio con la manina?), allo stesso modo le imitazioni dei suoni onomatopietici costituiscono le ecolalie di questo periodo.
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