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domenica 2 giugno 2013

Il cibo: nutrizione e relazione.

Per riflettere su questa tematica parto da una citazione ripresa dal pediatra C. Gonzales:
In numerose famiglie ha luogo una battaglia quotidiana: da una parte l'esercito avanza lusingando, scherzando, esortando, facendo moine, ingannando, raggirando, supplicando, svergognando, rimproverando, brontolando, minacciando, castigando, segnalando e dimostrando la bontà del cibo, facendo finta di piangere, facendo lo stupido, cantando una canzone, raccontando una storia, mostrando un libro, accendendo la radio, suonando il tamburo ogni volta che il cibo entra in bocca, nella speranza che continui a scendere invece di risalire, facendo anche ballare una tarantella alla nonna... Insomma l'ingegno delle madri (o di chi si prende cura del piccolo) quando è ora di far mangiare i propri figli non conosce limiti: abbiamo detto che si comincia facendo l'aereo con il cucchiaio, dopo danze e canzoni c'è la tv. Seguono le preghiere (non fare questo alla mamma), le promesse (se mangi ti compro il dinosauro), le minacce (se non mangi tutto non vai a giocare), le suppliche (un boccone per la mamma, uno per il papà,...), le vite esemplari (guarda che braccio di ferro è diventato forte perchè ha mangiato tanti spinaci).
 Nel momento di routine del pranzo o cena, attraverso l'interazione con l'adulto o gli adulti che ne prendono parte, il bambino soddisfa un fondamentale bisogno fisico e contemporaneamente interagisce e agisce col mondo esterno a lui, con le persone e con gli oggetti. Impara questa possibilità sperimentando i rapporti d'affetto esistenti fra sè e chi gli offe il cibo.
Ecco perchè si sottolinea l'importanza del pasto in braccio finchè il bambino non inizia autonomamente a provare l'utilizzo del cucchiaino e a trovare la sua bocca.
Cibo che non è solo mezzo per saziare un bisogno fisiologico ma cibo che veicola una relazione affettiva ed emozionale.

Myriam David e Geneviève Appel, ricercatori e collaboratori di Emmy Pikler, affermano che " nella struttura di Loczy nessun bambino è mai forzato a mangiare più di quanto abbia volgia. Al primo segno di rifiuto, senza il minimo tentativo di fargli prendere qualcosa di più, la persona che si prende cura di lui si ferma, o lascia che si fermi da sè. La regola "non un cucchiaio di più" è assoluta".

E Elinor Goldschmied sottilinea: " Non bisogna mai, in alcuna circostanza, fare pressione anche se l'adulto sa che il bambino ha bisogno di mangiare. Quando un bambino è riluttante a mangiare possiamo gentilmente offrigli una piccola porzione ci cibo nel piatto e, se non mangia, portarlo via, sempre gentilmente: questo trasmette un messaggio affettuoso e di interesse che non ha bisogno di essere accompagnato da parole. Si può portare via un piatto con il cibo avanzato in un modo comprensivo oppure in modo esasperato o punitivo, il viso del bambino espreimerà esattamente come si sta sentendo".


 Ne consegue che nel piatto del bam bino deve essere sempre posta una piccola quantità di cibo: ciò consente di ridurre gli sprechi, di non spaventare il bambino, di permettergli di scegliere se vuole o no altro cibo, di non indurre l'altro a far finire l'ultimo boccone. Poi, successivamente, come già parlato nel post intitolato "Il gusto del pranzo", intorno ai due anni, è possibile permettere ai bambini di servirsi direttamente dal contenitore con un piccolo mestolo.

Sempre riprendendo la pedagogista Elinor Goldschmied riporto questo inciso:
L'adulto che offre il cibo dovrà rispondere delicatamente ai ritmi del bambino, offrendogli il cucchiaio solo quando egli darà un segnale aprendo le labbra, il che significa che è pronto per un altro boccone. Se la persona adulta è iperattiva o ansiosa, potrebbe iniziare un sottile conflitto tra le due volontà, il bambino può avvertire la tensione a resistere all'insistenza ed è così che può iniziare la difficoltà nell'alimentazione.
Il rischio per un adulto è quello della tentazione, quando il bambino ha la bocca piena, di avvicinare subito alla bocca un altro cucchiaio pieno. Questo può essere negativo perchè il bambino si sentirà spinto a mandare giù il boccone per prendere quello che è già pronto. I bambini più grandi vengono spesso ripresi perchè mangiano troppo in fretta e non masticano abbastanza, le origini di questo comportamento possono anche risalire proprio all'impazienza dell'adulto quando erano molto piccoli.


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