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giovedì 5 settembre 2013

Riflessioni sul gioco come massima espressione per la crescita dei bambini.

Il gioco è in principio un diritto del bambino, un’attività piacevole ed essenziale che contribuisce alla costruzione della soggettività.

Lungo l’arco della complesso processo di costruzione dell’identità, uno degli strumenti privilegiati è il gioco e, all'inizio del percorso, in particolare il gioco corporeo, sensoriomotorio e simbolico, i cui diversi livelli permettono la messa in atto, il dominio della motricità, la strutturazione dello spazio, la conoscenza e la comprensione progressiva della realtà, l’espressione di sé, l’elaborazione e la simbolizzazione dei desideri, timori, potenzialità e fantasie inconsce. In questa tappa diventano essenziali per il bambino i giochi autonomi.

       Il bambino non vuole soltanto constatare l’esistenza delle cose, conoscere e adattarsi attivamente alla realtà, ma fondamentalmente vuole capire e ricreare la realtà.

      Il gioco diventa indispensabile per lo sviluppo intellettuale, motorio e affettivo del bambino e costituisce la via reggia naturale di espressione. Il piacere risulta il motore e il risultato del giocare.

      Tramite il gioco, il bambino incorpora le nozioni basiche su se stesso, gli altri e il mondo. Impara a dominare e conoscere le parti del corpo e le sue funzioni, ad orientarsi nello spazio e nel tempo, a manipolare e costruire, a stabilire le relazioni con gli altri, a comunicarsi e a parlare. Tutti questi apprendimenti occorrono ad un livello non conscio.

      Il gioco non diventa un esercizio per… ne un allenamento per… ne una preparazione per compiti futuri, ma un modo di essere nel mondo qui e ora. 
Anche l'adulto può giocare, ma il suo gioco non ha lo stesso significato del gioco nel bambino: per l’adulto implica si piacere e ma contemporaneamente è legato all’ozio, al distacco, al divertimento, al sollievo riguardo i suoi compiti quotidiani e preoccupazioni; per il bambino invece, il gioco è la vita nonostante tutta la vita non sia il gioco…

Dal vissuto, l’esplorazione, la sperimentazione con oggetti semplici, la risonanza emotiva e il piacere condiviso poi con altri bambini o il mondo degli adulti, i bambini si pongono delle domande, all’inizio non verbali, costruiscono le proprie conoscenze, comparano i risultati, criticano e domandano agli altri, realizzando in questo modo i loro propri percorsi per imparare.

      Possiamo considerare tre tappe nel gioco del bambino:

      I due primi anni di vita costituiscono un periodo essenzialmente senso-motorio.
      Durante le cure materne (momenti di cura personale, il pasto, il cullare, il rasserenare) i bambini giocano, in quanto scoprono il proprio corpo, scopre le sue mani, scopre i suoi piedi, scopre il sorriso della mamma, scopre il tono di voce ....
      Più avanti, come indicatore di una tappa di maturazione del legame di attaccamento, compare un oggetto privilegiato che può sostituire parzialmente e per uno breve tempo l’adulto significativo nella sua funzione di accompagnamento o di consolazione,l' “oggetto transizionale”.

      Poi, nella sua crescita, il bambino passa dalla scoperta della mano come oggetto di conoscenza alla scoperta della mano come strumento per sperimentare, afferrare, stringere e giocare.

        Ecco che il bambino cerca di afferare l'oggetto, lo spinge, guarda come si sposta, lo passa da una mano all’altra, lo tocca con entrambe le mani, lo scuote, l’allontana, l’avvicina verso il volto o alla bocca. Gli oggetti non devono essere troppo piccoli perché così riesce a prenderli e portarli alla bocca e succhiarli senza rischi e, inoltre, riuscirà a gettarli e batterli. Le sensazioni promosse da questi oggetti nelle sue mani e nella sua bocca sembrano essere l’obiettivo primordiale.

       Verso i 18-24 mesi la manipolazione smette di essere un’attività indipendente per integrarsi ad un gioco più organizzato e più complesso. Il bambino è passato da un’esplorazione tattile e motoria, in cui prevaleva l’organizzazione e l’interrelazione percettiva e tattile, cinestesica e multisensoriale (in particolare visiva), verso un’attività in cui la base continua ad essere la manipolazione però la sua finalità, l’interesse e la significazione nello sviluppo cognitivo diventa più complessa e differenziata, focalizzata verso le relazioni degli oggetti in sé e tra gli oggetti o l’oggetto come intermediario nelle relazioni sociali.

     I primi giocatoli

      Quali sono gli oggetti che più interessano ai bambini in questa prima tappa:

      I primi giocattoli sono, senza dubbi, il volto, le mani, il corpo e i vestiti delle persone significative che il bambino è intento a prendere, ad aggrapparsi ed esplorare. E’ l’attitudine dell’adulto, il piacere, il sorriso o la sfida che trasformano quella attività in “gioco”. Dopo quello, più importante è la propria mano. Per questa ragione è consigliabile che lui riesca a "sperimentare" la sua mano in un modo comodo e da una postura che garantisca la sua sensazione totale di equilibrio.

      Dopo i 2-3 mesi di età, si consigliano tutti quegli oggetti che riescano ad essere presi facilmente: un fazzoletto di cottone, anelli per tende, chiavi, cubi di legno, cucchiai e cucchiaini, piccoli oggetti di tessuto morbido e leggeri,... (Cestino dei tesori).
       Molte attività senso-motorie diventano un gioco: spostamenti molteplici, rotazioni, giri, oscillazioni, allungamenti, arrampicate, equilibri e disequilibri autoindotti. Per tutto questo ha bisogno di uno spazio sufficientemente ampio e sicuro.

      Quando il bambino inizia a vagare in tutti i modi possibili ( rollare, strisciare, quadrupede, inginocchiato o in piede) gli piace molto arrivare, strofinare con le punte delle dita, trascinare, spingere giocattoli, gettarli lontano, raccogliere, ecc.

        Sperimentare le proprietà fisiche degli oggetti, relazionarli tra di loro, svuotare e poi riempire contenitori, disperdere e riunire, introdurre e tirare fuori oggetti che erano all’interno di altri oggetti, ecc. sono tutte attività essenziali dal punto di vista della costituzione del sé, dell’organizzazione dei coordinamenti motori, delle nozioni spazio-temporali, del suo schema corporeo, delle relazioni affettive e dell’integrazione delle regole sociali.

Dai due ai sei anni 

      Costituisce un lungo e particolare periodo con delle trasformazioni psichiche molteplici durante il quale il bambino aggiunge all’esplorazione e la sperimentazione ogni volta più variegata e complessa del mondo circondante, l’utilizzo del simbolismo.

     I primordi del gioco simbolico si ritrovano nel gioco iniziale del comparire e dello scomparire (gioco del cucù) : “Dov’è?, Qui c’è”. Dopo il bambino riproduce frammenti di scene della vita reale, modificandole d’accordo alle sue necessità.

      I simboli acquisiscono la sua significazione in un’attività di metamorfosi dell’oggetto: la caratteristica è “il fare come se…” un pezzo di legno piccolo diventa un cucchiaio che batte contro un oggetto “come un tamburo", una scatola di cartone diventa un camion, un coperchio in metallo diventa il volante di una machina, un bastone diventa un cavallo, un contenitore diventa una pentola, una barca, un letto, ecc.

      Il bambino ricrea gli oggetti e gioca i ruoli sociali delle persone e le attività che lo circondano (il papa, la mamma, il maestro, il medico) e ciò gli permette di comprendere ed elaborare i conflitti immaginari.

      In questo secondo livello la realtà nel gioco si sottomette ai suoi desideri e necessità. I giochi corporali diventano più complessi e si perfezionano: equilibri e disequilibri, arrampicare, salti, cadute, corse, uniti ad un personaggio, ad una mimica (propri del gioco simbolico, della sua narrativa e che appuntano all’affermazione del sé e della sua differenziazione dell’altro).

      Appartengono proprio a questa tappa:

La "fabbricazione" di propri giochi.

I giochi di distruzione e ricostruzione (simbolica dell’altro collegati alla relazione con l’adulto e con i pari); torri, file.

I giochi di presenza e assenza (comparsa-scomparsa, il gioco del nascondiglio), collegati  alla costituzione della permanenza di sé, dell’altro e dell’oggetto.

I giochi di persecuzione (acchiappare-essere acchiappato, divorare-essere divorato, il lupo, il coccodrillo), collegati a ansietà e fantasie primitive.

I giochi di onnipotenza e di identificazione con l’io ideale.

I giochi di identificazione con l’aggressore e di cambiamenti di ruoli.
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