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domenica 29 settembre 2013

Un viaggio chiamato... bambino..."Continuità tra vita fetale e vita neonatale: il primo anno di vita del bambino"

"Il bambino racchiude una sapienza che secoli d'umanità hanno sedimentato. Proprio come in una pianta è sedimentato un sapere che la conduce a fiorire e a fruttificare. Beninteso questo sapere è un sapere che, fin da subito, si articola in un tessuto di fitte relazioni con ciò che la circonda: allo stesso modo non si tratta di lasciare il bambino in balia di se stesso, ma di far agire la sua sapienza in quella spinta verso il mondo che lo caratterizza." (da "Dalla parte dei bambini" di P. FRASSON)
Spontanea viene, allora, la domanda: che significato prende ed "in-corpora" il termine educare un bambino? E quando ha inizio questa educazione, prima della nascita o solo dopo il suo "essere al mondo"?
Educare ha due significati fondamentali, etimologicamente deriva dal latino ex-duco, tiro fuori, faccio uscire, quindi aiuto l'altro a essere quello che è secondo le sue potenzialità, sia fisiche che emotive e intellettuali.
L'altro significato, è quello di nutrire, di fornire i mezzi e i materiali, le basi di cui la persona si servirà per esprimere se stessa.
L'educazione si può intendere come la messa in opera dei mezzi propri a permettere all'essere umano di formarsi e di svilupparsi. E' l'essere che si educa a partire dai materiali fisici, affettivi e mentali che gli sono forniti dai genitori e dall'ambiente che lo circonda.

La vita intrauterina
Quando il bambino nasce ha già nove mesi di vita e di esperienze (esperienze sensori-motorie fetali: estensioni, girazioni, accorciamenti, etc; esperienze tattili dell'involucro pelle con l'ambiente della placenta; esperienze sonoro-uditive dei rumori interni del corpo della madre;...). Lo sviluppo del feto inizia con la nona settimana di gestazione e prosegue fino alla nascita (che normalmente avviene dopo trenta settimane) in un legame stretto con la qualità dell'ambiente intrauterino. I diversi sistemi dell'organismo fetale cominciano a ben funzionare fin dal terzo mese.
Come dice MICHEL SOULÈ (neuropsichiatria francese) "il prenatale merita di occupare nella nostra scienza il posto legittimo che si merita, quello di primo capitolo della biografia vera della persona umana e non di preambolo o di preistoria".
Lo sviluppo-integrazione corpo-mente del bambino è in una continuità dalla gravidanza a tutte le fasi successive. Sin dall'inizio la madre (e l'ambiente circostante) ha il compito del processo maturativo, consentendo il passaggio dal biologico al mentale, attraverso un "accompagnamento" tonico-affettivo del feto (dapprima, poi dopo la nascita del bambino), un nutrimento sensoriale, intellettuale, che permetterà di far emergere tutte le potenzialità racchiuse nell'essere che si sta formando, in tutta libertà.
Attraverso la madre-ambiente, durante quei mesi simbiotici che determinano il periodo della gravidanza, il futuro bambino riceve dall'esterno sia i materiali nutritivi che l'impatto e l'influenza che l'ambiente ha su di lei: l'effetto delle sue emozioni, dei suoi pensieri e sentimenti. "Anche se il sistema nervoso del feto è separato da quello materno, le forti emozioni vissute dalla donna nel corso della gravidanza causano un notevole aumento di ormoni e di altre sostanze chimiche nel sangue che, attraverso la placenta, si trasmettono al feto e sembrano riprodurre in questo ultimo lo stato fisiologico della madre. Da una ricerca risulta che l'attività motoria del feto aumenta considerevolmente quando la madre attraversa uno stato di stress." (LUIGIA CAMAIONI)
"Un tempo si riteneva che, nel grembo della madre, il bambino fosse isolato da tutte le influenze esterne, anche quelle potenzialmente dannose o nocive, fosse insomma al sicuro. Oggi sappiamo che ciò non è completamente vero. Certo, l'ambiente uterino è assai efficiente nel proteggere e nutrire il giovane essere che si sta formando: lo mantiene a una temperatura costante e, attraverso il liquido amniotico nel quale è sospeso, lo preserva dalle scosse e dagli urti. Tuttavia, attraverso il sangue materno passano non soltanto il nutrimento e l'ossigeno, ma anche una serie di agenti, quali sostanze chimiche, ormonali e virus che possono lasciare tracce indelebili nel futuro sviluppo. Anche se la placenta funziona da filtro, una serie di sostanze potenzialmente nocive sono in grado di attraversarla. E ovviamente, se il sangue materno è carente di alcune sostanze nutritive richieste dall'organismo in crescita, lo sviluppo armonico di organi e apparati può risultarne alterato." (LUIGIA CAMAIONI)
Importante, allora, diventa la qualità di vita condotta dalla madre, in primis, e la qualità dell'ambiente che la circonda, per assicurare una "qualità di buone interazioni del feto col proprio ambiente".
La nascita
La nascita "lancia nello spazio-mondo-esterno" il bambino! Questo passaggio-cambio di ambiente (dall'ambiente intrauterino all'ambiente extrauterino) mette il neonato in una condizione di "compiti nuovi": respirazione, nutrizione, regolazione termica corporea...
Dalle prime esperienze di cure apparentemente solo fisiche, dalla prima relazione su base sensoriale, "emerge" la progressione del processo di integrazione somato-psichica (corpo-mente) del neonato, frutto della "qualità" della relazione diadica.
E' nell'insieme delle sensazioni tattili-uditive-visive piacevoli, che alimentano e si concludono in un benessere fisico e psichico e in una cenestesia gratificante, che il piccolo bambino vive le primarie esperienze piacevoli di sé. Il dialogo tonico-corporeo (chinestesico e cenestesico) si mette in moto molto presto: il neonato molto competente dal punto di vista sensoriale è capace di intessere un dialogo importante con la madre e in cui ha una parte attiva.
La qualità comunicativa e di aggiustamento tonico-emozionale della madre (= madre-ambiente) permette al piccolo bambino di vivere e porsi in una situazione ri-strutturante sul piano dei primi bisogni (che sono contemporaneamente fisici e psichici) e centralizzante, tramite varie e diverse esperienze con il corpo-tutto della madre relative all'assimilazione del calore, al contatto morbido e avvolgente, al sostegno e all'appoggio, alla gratificazione sul piano orale, sperimentando ,quindi, il senso di protezione vitale.
Il "buon nutrimento" materno inteso come latte, cibo ma soprattutto calore e cure affettuose, permette al bambino di rilassarsi, di mangiare di più, di dormire di più, di essere attivo nelle interazioni con l'ambiente circostante; altresì è bene ricordare che l'ansia, l'incertezza, la paura hanno sempre come risultato l'irritabilità e i "capricci" del bambino quale traduzione immediata dell'affettività nel comportamento, segnali corporei di un disagio. Il corpo del bambino "parla" e ogni suo comportamento ha un preciso significato, è carico di aspetti intellettivi, affettivi e relazionali; è un modo per esprimersi, per comunicare qualcosa.

Dialogo tonico-emozionale-empatico tra madre-bambino
e ambiente e sviluppo del bambino

Quanto detto fino ad ora "contribuisce a chiarire ulteriormente il concetto che il bambino, anche piccolissimo, soprattutto attraverso i movimenti del corpo, il sorriso, le grida, interagisce attivamente e comunica con l'adulto, influenzandone il comportamento. Il neonato ed il bambino piccolo utilizzano a questo scopo l'aspetto non verbale della comunicazione (definito aspetto di "relazione"), quello cioè che attraverso il clima reciproco dei sentimenti comunicati mediante i gesti, la tonalità della voce, la posizione del corpo, esprime e definisce le caratteristiche della relazione che si sta intrattenendo." (M. RUTTER , 1973)
Via via gli atteggiamenti ed il "patrimonio iniziale" della madre e del bambino si influenzano reciprocamente, ponendo in correlazione aspetti del comportamento dell'una con modalità di risposta dell'altro, e viceversa, all'interno di un sistema relazionale (contesto).
Nel bambino e nella madre si realizzano dei "modi" di fare ed essere (indici) che permettono di rilevare, ad esempio per il bambino, il grado di recettività o di sensibilità alle stimolazioni, la capacità di risposta agli stimoli secondo lo stadio di sviluppo in cui si trova, i differenti fattori che permettono di comprendere lo stile motorio (attivo o passivo), le modalità di richiamo di presenza e di interagire con la madre e l'ambiente circostante.
Così, ad esempio, dal punto di vista materno, possono essere indicati: la frequenza dei contatti fisici, il loro stile, le modalità di consolazione, la frequenza e l'intensità dei sentimenti positivi espressi nei suoi confronti, gli sforzi per fornire al bambino delle stimolazioni sociali, etc.
J. de AJIURIAGUERRA (1967, psichiatra infantile) affermava che "gli adulti avvertono in maniera protopatica i movimenti del bambino come indici di domanda o di conferma, di supplica o di volontà tirannica; in tal modo il bambino plasma a poco a poco ed utilizza il suo ambiente e ciò è senza dubbio l'inizio di un dialogo".
Tale citazione ben avvalora il significato che "la relazione adulto-bambino costituisce un sistema di forze coesistenti ed interdipendenti, in cui il comportamento di ciascuna di esse è funzione del rapporto reciproco che si instaura; frutto cioè, in ogni momento, dell'equilibrio delle forze che definiscono il rapporto medesimo." (M. RUTTER, 1973)
La relazione madre-bambino è tuttavia collocata nel contesto sociale più vasto, rappresentato dalla famiglia d'origine o adottiva (o da un'istituzione assistenziale che ospita il bambino), che influenza la relazione stessa, sia in senso positivo e stimolante, sia in senso inibitorio.
Ancora, troppo spesso una madre si trova "frastornata" dalla molteplicità di "consigli" che le vengono impartiti da appartenenti alla cerchia familiare: "si deve fare così...; quando piange, lascialo piangere, altrimenti si vizia...; ..." e ciò non mette in gioco una rassicurazione, ma bensì una sorta di "irrigidimento tonico-emozionale" che impedisce l'ascolto-empatico del bisogno del bambino.
Una sana, attiva, felice interazione fra adulto e bambino si afferma in particolare quando il bambino viene "riconosciuto e confermato" come "essere-persona esistente per sé", diverso dall'adulto e capace di influenzarlo e trasformarlo con le sue iniziative.
Il campo della relazione e la comunicazione
E' vero tuttavia che dopo la nascita (ma anche prima di essa, poiché a livello dell'immaginario materno il futuro bambino è un essere che esiste nel desiderio della madre, un essere che lei attende, un essere sognato) il bambino è sottomesso ad influenze culturali ed educative strettamente legate al modo in cui la madre è stata essa stessa allevata.
La nascita del figlio/a evoca in lei, le relazioni che ha avuto con la propria madre. Emergono ricordi dell'infanzia, che vanno nel senso di una attiva regressione e che favoriscono il processo di identificazione, soprattutto quando si tratta di una figlia: "mia madre mi ha detto che anch'io ero così quando ero piccola... non pensavo che a dormire...".
Queste influenze, legate e alla personalità della madre e alle sue relazioni parentali e a certe credenze, si manifestano sin dai primi giorni, a differenti livelli delle cure apportate al bambino/a.
E' forse, questa "preistoria relazionale materna" che all'inizio favorisce ed introduce la madre nel suo contatto primario con il figlio/a e che progressivamente modula e trasforma in uno "stile maternante e strutturante" aggiustato ai bisogni, mano a mano che si sperimenta nella conoscenza del proprio piccolo.
La sollecitudine amorevole della madre, permette al bambino di conoscere il benessere ed il malessere (persa la protezione dell'utero, egli fa esperienza di un mondo spiacevole, conosce la fame, la privazione, il caldo e il freddo, il movimento imbrigliato, ma vive anche il piacere) associandoli a determinate parti del corpo, una sorta di "iscrizioni corporee" che progressivamente aiuteranno il "comporsi di una totalità del corpo"; una unità di piacere del corpo, una organizzazione somato-psichica vissuta nella relazione sensuale come piacere della sensorialità diffusa, che fonda l'io corporeo e l'io psichico (va sottolineato che questo graduale processo non è nell'ordine del conscio, della rappresentazione e del linguaggio).
Chi si occupa scientificamente di questa fase della vita del bambino, tende ad identificare con la bocca il luogo primario dove maturano queste sensazioni, ma si deve altresì comprendere anche la pelle, i labirinti, tutti gli organi dell'apparato propriocettivo.
Grazie alla sollecitazione adattiva esercitata dal mondo esterno, il bambino impara ad esprimere le proprie emozioni (di piacere e di dispiacere). Egli comunica attraverso la globalità del proprio corpo, vissuto tonicamente ed affettivamente con la madre, la quale a sua volta diviene capace di situarsi a livello pre-espressivo, non verbale, del figlio/a, mostrando, come ha scritto RENÈ SPITZ, "una sensibilità quasi telepatica a sostegno della relazione, un così alto grado di disparità tra due individui tanto strettamente associati e interdipendenti non riscontrabile altrove nella nostra organizzazione sociale".
Questo "specchio precoce" che la madre avvia nei riguardi del figlio/a, continua tutta la vita.
E' vero che ogni mamma parla con il suo bambino molto prima che egli conquisti la capacità del linguaggio verbale. Sin dall'età dei tre mesi gli occhi del bambino "si specchiano e si illuminano" guardando la mamma. Lo sviluppo emotivo del bambino è marcatamente legato a questo "riflesso di sé" che raccoglie sul volto-sguardo della madre, alle reazioni mimiche che in esso percepisce, tanto che D.W. WINNICOTT scrive: "ciò che il lattante vede è se stesso".
La madre imita l'intensità ed il ritmo dell'espressione, del movimento del corpo, dello sguardo, della vocalizzazione del bambino, come in una sorta di "danza comunicativa".
Redatto da Sonia Compostella (Psicomotricista e formatore alla Pratica Psicomotoria Bernard AUCOUTURIER (PPA), presidente dell'A.R.F.A.P.), tratto da  http://www.arfapbassano.it/articoli.php
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