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sabato 25 gennaio 2014

Riflessioni tratte dal libro "Neonati Maleducati" di Paolo Sarti,pediatra fiorentino.

Paolo Sarti, pediatra, scrive un testo intitolato "Neonati maleducati. Imparare a essere genitori e a riconoscere i propri errori", nel  quale sottolinea che in questa epoca gli adulti stanno crescendo dei figli insicuri, inabili, poco dotati di autonomia e soprattutto poco muniti di quelle doti che rendono una persona libera, capace e sociale: la tolleranza e l'adattabilità.



Da tutto ciò ne deriva quindi poca tolleranza e aggressività, la scarsa disponibilità alla fatica e all'impegno, la non tolleranza dei piccoli disagi , caratteristiche queste che sembrano permeare gran parte della società moderna e che ritroviamo nel mondo dei bambini e della loro educazione, sostenute dalla riflessione "il bambino non deve soffrire". 

Una riflessione di certo nobile in quanto dovrebbe permettere di lavorare nella comprensione delle vere fonti di sofferenza per il bambino. E invece no: una riflessione che sta andando nella direzione poco costruttiva: bambini, quindi, protetti e resi felici allontanandoli da ogni forma di limite, di frustrazione, di costrizione, di regola ... sfuggendo così all'impegno educativo, costante e attento, alla quale l'adulto è chiamato.

Anche i più piccoli disagi devono essere subito risolti, in quanto non sopportabili, permettendo di imparare al bambino che anche le più piccole sofferenze vanno subito scacciate.
Riporto poi un pensiero che Paolo Sarti scrive in questo saggio:
<< Non passa giorno che non varchi la porta dell'ambulatorio un bel bambino paffuto, col ciuccio ben serrato in bocca, con lo sguardo attento e controllore, accompagnato da una madre preoccupatissima per il "tremendo" raffreddore che lo affligge: "...ma se è così tappato", domando io, "da dove sta respirando, dagli orecchi?!". "Non scherzi dottore, la cosa è seria" ribatte regolarmente la madre. In effetti è seria: si è perso a tal punto il senso di realtà che si può pensare di avere un figlio quasi soffocante per il raffreddore e di correre per questo dal dottore ... mentre in verità lui se ne sta sereno col ciuccio in bocca a cercare di capire perchè mai è finito in ambulatorio!>>.
 Gli adulti, spaventati e paralizzati dalle brutture sociali che si creano, alimentano intorno ai bambini un clima di terrorismo che li porta a diffidare di tutti e tutto, senza rendersi per nulla conto che sono invece gli adulti stessi che si prendono cura del bambino a rafforzare le vere cause della sua sofferenza, ingabbiandolo in uno stile di vita frenetico, stressante e ansioso.

Al bambino di oggi viene così a mancare "la noia", un ottimo strumento invece per rafforzare la fantasia, la creatività, l'elaborazione, per cercare stimoli creativi, per verificare le proprie capacità immaginative.

Paolo Sarti si sofferma inoltre a riflettere sugli effetti della mancanza di educazione e formazione all'autogestione e alla gestione sociale: fin da piccoli i bambini vengono esposti all'effetto di tale carenza ossia quello che presto essi divengono onnipotenti alla quale tutto è dovuto. Piccoli tiranni, ma tiranni senza regno, in quanto la vita che dovranno poi affrontare da soli chiederà ben altre competenze e capacità.

I genitori di oggi sembrano quasi sopraffatti dalla responsabilità educativa, quasi a divenire inermi;troppo fragili e carenti di autonomia anche ideologica, per sostenere il carico dell'opposizione e contrapposizione insita nel processo educativo.
Per reggere un conflitto, un disagio, una fragilità bisogna essere solidi nel progetto che si porta dentro, amanti del concetto per cui si lotta, altrimenti è facile divenire ed evolversi in genitori "maleducanti", incapaci di educare a causa di una sofferenza che paralizza non appena si avverte il sapore del conflitto col proprio figlio.


Ma è questo che serve ai figli? Genitori che non hanno più una dignità del proprio vivere sociale, tutti annientati in nome di un figlio sempre più ineducabile? Genitori che condizionano tutte le loro scelte di adulti alla immatura volontà di un figlio onnipotente? O forse a questi bambini servirebbe "imparare e sperimentare", pena qualche piccola protesta o pianto, qualche piccola frustrazione, qualche piccolo momento di noia?!
E crescere non è facoltativo, è obbligatorio.



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