Premi, Punizioni e Minacce: sono così davvero funzionali?

Il pensiero pedagogico che sta alla base dell' Educazione Attiva considera premi, punizioni e minacce dell'adulto come dei comportamenti disfunzionali, poichè offrono solo compiacimento temporaneo e sono strumenti che "comprano" l'obbedienza. 

Il bambino, attraverso queste "strategie manipolative", cambia il comportamento del quì ed ora, a breve termine, ma esse non educano la persona a lungo termine.


Il bambino deve conoscere, sperimentare e scoprire il mondo circostante e se stesso attraverso delle azioni e reazioni spontanee, attraverso curiosità, libertà e gioia, attraverso la possibilità di sbagliare e riprovare da sé.


Slide di L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi, Pagina Facebook

Immaginiamo di trovarci nella situazione in cui un bambino/a sta litigando con il fratello/sorella: durante questo litigio la mamma vede uno dei bambini che picchia l'altro.  Corre da lui e lo punisce. Anzitutto questo atteggiamento dell'adulto renderà il bambino ancor più arrabbiato e teso; esso vivrà una sensazione di frustrazione e ciò che impara da questa situazione è che la prossima volta che vuole litigare con suo/a sorella/fratello dovrà assicurarsi che la mamma non lo veda, per non essere poi punito di nuovo.

Ma, in tutta questa situazione, i bambini non hanno assolutamente compreso quali stati d'animo e quali emozioni hanno causato questa situazione.

Più puniamo e più minacciamo, più il bambino non si sentirà compreso, non si sentirà amato ed accettato incondizionatamente rispetto a "chi è". Ciò aiuta a creare delle ansie, delle delusioni, delle tensioni, delle forti insicurezze e delle paure nel bambino. Paura di non essere accettato e amato così com'è.
Emozioni queste, che vanno ad intaccare la fiducia in se stessi, nelle proprie possibilità e capacità, nei propri sentimenti. 

Il comportamento del bambino, quindi, non deve essere rinforzato o interrotto dall'adulto attraverso un premio o una punizione o una minaccia, in quanto subdolamente si educa il bambino ai giudizi positivi e negativi, al bene e al male, al successo e all'insuccesso, alla capacità ed alla incapacità, al fatto di esserne all'altezza e al fatto di non esserlo. Ma, soprattutto, stiamo educando il bambino al non ascolto dell'altro, al non valore dell'empatia, al valore dell'amore condizionato (e non ha quello incondizionato, necessario per una funzionale crescita d un benessere globale del bambino e dell'adulto).

"Se fai bene, se lo fai, se fai nel modo in cui ti consiglio io allora ti premio, sei bravo, sei bravissimo, sei capace, non sei sbagliato. Ma se fai diversamente o non riesci a fare quell'azione come io ti ho indicato, o non la fai nel modo in cui io adulto la penso, allora non ti premio, ti punisco ( dove punizioni, tanto spesso, sono anche verbali) e quindi vado a rinforzare negativamente l'azione, dicendoti silenziosamente "non sei stato bravo; non sei all'altezza. Sei incapace. Sei sbagliato"




Si può, Giusi Quarenghi (autrice) e Alessandro Sanna (illustratore), FrancoCosimoPanini 

Anche se ci hanno punito, ci hanno "minacciato" quando eravamo noi adulti piccoli ... ciò non significa che siamo legittimati a perpetrare con queste modalità educative poichè non è questo che ci renderà persone migliori.

Nelle riflessioni pedagogiche appartenenti all'Educazione attiva, non si contempla, quindi, un educazione basata su atteggiamenti di rinforzo positivo e/o negativo di un comportamento, di un'azione, di un pensiero, di una emozione ... ma si tende a rafforzare e ad evidenziare un'educazione basata sull'osservazione e sulla condivisione del PROCESSO secondo il quale il bambino giunge a quel determinato comportamento, a quella determinata azione, a quella emozione , sia esso giusto sia esso sbagliato.

E' il processo che deve essere 
"premiato" (apprezzato, riconosciuto, accettato, valorizzato, condiviso,  .... ) 
 non il risultato finale!

E' ciò che il bambino pensa, fa, crea, sbaglia, riprova, ritenta, sperimenta, comprende, conosce, sente, .... per arrivare ad una determinata azione che deve essere rafforzato!


Quando non ci saranno ricompense, premi, parole premianti per quel comportamento o atteggiamento, non ci sarà alcun interesse o ragione per continuare a farlo. Ossia: il bambino vede solo che se fa questa o quella cosa,in cambio riceve premi e ricompense.
Se un giorno non ci saranno ricompense o premi che accompagnano il comportamento o l'atteggiamento già incoraggiato, il bambino cesserà di aver interesse a rifare e rivivere quella situazione.
E' molto più funzionale nella relazione, soffermarsi ad osservare, e poi, apprezzare i processi e a tralasciare, di conseguenza, il risultato del processo.

Slide di L'Atelier della pedagogista di Lucia Vichi, pagina Facebook.

Il bravo/a può però essere trasformato se, prima di tutto, vi è una trasformazione, una riflessione, una messa in discussione dell'adulto e dei suoi principi (schemi e tradizioni che l'adulto si porta con sè fin dalla nascita).
Un bravo può essere trasformato, ad esempio, da queste espressioni.
"Grazie. Che gentile che hai costruito una torre con le costruzioni. Beh proprio alta e colorata sai!"; 
"Grazie! E' proprio un bel disegno pieno di colori, di linee ... e questo?! Ma hai disegnato anche un  cerchio?! Che cosa vuoi raccontare in questo disegno?!"; 
"Sei riuscita/o a salire da sola/o nella seggiolina! Grazie di questa nuova conquista! Ne sono proprio felice, sei un pochino più sicura/o dei tuoi equilibri!"; 
"Ohh guarda la pipì è uscita! Grazie per questo regalo! Sono proprio felice che abbia voluto condividere con me la tua pipì!Ora vogliamo salutarla insieme?"

Utilizzare le parole Bravo e cattivo equivale per il bambino mandargli messaggi, sensazioni ed emozioni sterili che non lo aiutano a prendere coscienza e consapevolezza di ciò che gli sta accadendo, di ciò che lui è, di ciò che lui fà, e di ciò che lui sarà! Se utilizziamo spesso i termini bravo, bravissimo, molto bene, facciamo ricadere l'importanza del nostro giudizio su ciò che fa e agisce il bambino. E non invece sull'osservazione di ciò che realmente sta facendo, descrivendo il processo dell'azione, descrivendo ciò che stiamo vedendo.
Utilizzare queste parole nella relazione educativa con i bambini significa renderli dipendenti dalla giudizio e dall'approvazione costante degli adulti, ossia dipendenti da ciò che gli altri pensano o sentono riguardo a ciò che fanno.

Prendiamoci un tempo per riflettere su questo.

Vi lascio, infine, con una riflessione sul gioco creativo del bambino ( che invece viene percepito dall'adulto e standardizzato da "posso fare/non posso fare; sbagliato/giusto):


"Salire lo scivolo al contrario, trasformare un letto o divano in una astronave, colorare il cielo di verde e il prato di blu ... questà è la libera espressione della creatività del bambino! Non diciamo mai loro che è sbagliato, perchè non lo è!".

Fonte: http://ordinefantasioso.blogspot.it/2010/06/e-fu-cosi-che-conquisto-lo-scivolo.html