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domenica 23 giugno 2013

Divento "grande": dall'asilo nido alla scuola dell'infanzia!

Visto la richiesta di Anna Paola di soffermarsi su questo passaggio (che le sta molto a cuore!), ho appunto deciso di affrontare l'argomento scrivendo pensieri e riflessioni che nascono dalla pratica quotidiana.

Affermo questo in quanto su questo passaggio non ci sono teorie o approcci specifici, non ci sono studiosi dell'educazione che ne parlano, ma ci sono soltanto tanti tanti progetti di continuità verticale tra asilo nido e scuola dell'infanzia.
Personalmente, anche nella struttura nella quale lavoro, ho un progetto di continuità con la scuola dell'infanzia del comune, che ha principalmente la finalità di accompagnare le famiglie e il bambino in questa modificazione, in questa trasformazione e, quindi, in questa nuova realtà.

Ma quali sono le ansie maggiori che causa tale "novità" nei genitori?

Le paure principali che osservo annualmente nei genitori possono essere: la preoccupazione del pannolino ("ma alla materna non accettano i bambini con il pannolino!); la struttura e l'organizzazione diversa della giornata del bambino; il diverso e spesso numeroso rapporto maestra - bambini; la diversa relazione di fiducia che si può instaurare con la maestra visto l'atmosfera non più familiare; la capacità o meno del proprio bambino di affrontare il passaggio; la difficoltà del genitore di abbandonare un luogo, quale il nido, nella quale aveva donato la sua fiducia e la sua crescita come mamma o papà; la possibile difficoltà del bambino se non dovesse capitare nella sezione con altri suoi amichetti.

Scuola dell'Infanzia
Purtroppo sono tutte ansie e paure legittimate, ma in verità infondate e nate dalla più primordiale paura, ossia lasciare qualcosa di certo, di conosciuto, di familiare per conoscere ciò che invece è ancora sconosciuto, incerto, distaccato.

I bambini, al contrario, sono molto entusiasti del fatto di poter diventare grandi, nel poter frequentare la "scuola nuova", la "scuola dei bimbi grandi", nel poter "fare giochi da grandi" ...
Fa parte del loro naturale percorso di crescita ed è quindi "normale" che il bambino abbia tutte le competenze, le risorse e gli strumenti necessari per affrontare la novità - scuola dell'infanzia.
Scuola dell'Infanzia

E' importante però che i genitori affrontino i loro dubbi e le loro preoccupazioni direttamente con le insegnanti, che conoscano anticipatamente la struttura e l'organizzazione della scuola dell'infanzia nella quale porteranno il proprio bimbo. E' fondamentale cercare di af-fidarsi al nuovo personale educativo e con-dividere il proprio "bagaglio di paure" con gli altri genitori.

Nella mia esperienza lavorativa, mi capita spesso di trovarmi di fronte a famiglie disorientate rispetto ai nuovi regolamenti della scuola dell'infanzia. Sì è vero, per le famiglie che hanno frequentato un nido, questo può giustamente accadere: l'organizzazzione della scuola dell'infanzia è controllato e regolamentato degli ordinamenti pedagogico dello stato. Ed è chiaro che la finalità degli ordinamenti è quella non di prendersi cura del bambino in sè, ma prendersi cura della maturazione delle capacità, delle abilità e delle competenze del bambino (cognitive, d'apprendimento, di linguaggio,.....).
Asilo Nido
Nelle strutture nido, invece, la finalità principale è quella di prendersi cura del bambino in quanto persona, prendersi cura della propria autonomia e del rispetto dei tempi di naturale crescita.
Beh le finalità sono davvero diverse quindi è logico che le organizzazioni sono così lontane!
Asilo Nido

Altro mito che mi sento di sfatare: alla scuola dell'infanzia i bambini vengono accettati anche se con il pannolino. E' giusto non incalzare il bambino nel toglierlo solo perchè deve andare alla materna: purtroppo spesso l'effetto che si ottiene è proprio il contrario.  Lo stesso il mito del ciuccio!!!

Consiglio finale per i genitori: accettare il cambiamento, lasciar andare ciò che è passato e portarlo nel cuore, vivere il nuovo passaggio serenamente in condivisione sia nella famiglia sia con le  altre famiglie, cercare di avvicinarsi alla nuova struttura senza pre-schemi.

Vedrete che i vostri bambini vi stupiranno!!!!


lunedì 17 giugno 2013

Seminario con l'esperta Ute Strube . Dal blog della Dott.ssa Alda Bonetti.

Alda Bonetti: ...dal corso con Ute Strube (Parma settembre 2012).. (vai al post)

  Questo spazio è dedicato ad alcuni appunti che ho preso durante il seminario con Ute Strube. Simpaticissima, vivace e piena di energia ci ha mostrato come organizza il suo servizio STRANGDUT in Germania.
Si tratta di un servizio  creato inizialmente solo per gli adulti, poi adulti e bambini insieme; l' ambiente  e l'organizzazione  aiuta l'adulto ad osservare senza disturbare il gioco dei bambini.

domenica 16 giugno 2013

Il tempo con il bambino

Perchè riflettere su questo argomento?!

Perchè spesso il tempo dei genitori è pieno di impegni e appuntamenti, un tempo che scorre veloce, ....  e per questo è un tempo che fa perdere l'occasione di stare con il proprio figlio e, soprattutto, fa perdere quei bellissimi momenti di crescita e maturazione del bimbo che non ritornano più!!
Se si osserva un bambino mentre gioca, si vedrà innanzitutto la lentezza con la quale egli crea la situazione gioco: lentezza che si manifesta attraverso la concentrazione e l'immersione del bambino in quello che sta facendo.... infatti il bambino giocando da sè apprende!
Per tale motivo è importante dare significato a tali momenti di gioco, rispettandoli e avere certe accortezze prima di distrarlo dal suo gioco.

Per riuscire a capire in profondità quello che accade nel bambino, ci si potrebbe soffermare e ripensare ai giochi che noi adulti facevamo da piccoli: pensare alle emozioni positive e negative alle quali erano legati, rivivere le sensazioni, sentire i rumori e gli odori che circondavano la situazione di gioco ...

Che cosa vi piaceva fare come gioco quando eravate piccoli?!
...........

Ai bambini piace molto essere partecipi a ciò che fanno i genitori: spesso i giochi che si comprano piacciono di più agli adulti che ai bambini. Loro li usano per poco tempo e poi non li guardano più. I bambini sono attratti da ciò che rientra nella quotidianità familiare, gli oggetti che toccano mamma e papà, le azioni che compiono gli adulti in casa .... insomma tutto ciò che è semplicità!!

Fermare il proprio tempo routinario e soffermarsi rispettando la lentezza del proprio bimbo, non significa necessariamente fare al posto loro, intromettersi nel gioco, dirigere il gioco, creare il gioco (i bambini diventerebbero così dipendenti dall'adulto che si prende cura di lui) .... ma significa invece essere presenti accanto al bambino, con uno sguardo, con un tocco, con un sussurro, una presenza che rassicura (rassicurazione affettiva)!!

Ecco che in linea con queste riflessioni sarebbe importante non lodare il bambino nel momento in cui fa qualcosa che rientra negli schemi dell'adulto ( "Bravo!!! Hai costruito la torre! Che bella!). 

Non sono importanti i risultati delle azioni del bambino, ma fondamentale è il processo per il quale il bambino è giunto a creare quel gioco, quella situazione....

sabato 15 giugno 2013

domenica 2 giugno 2013

Il cibo: nutrizione e relazione.

Per riflettere su questa tematica parto da una citazione ripresa dal pediatra C. Gonzales:
In numerose famiglie ha luogo una battaglia quotidiana: da una parte l'esercito avanza lusingando, scherzando, esortando, facendo moine, ingannando, raggirando, supplicando, svergognando, rimproverando, brontolando, minacciando, castigando, segnalando e dimostrando la bontà del cibo, facendo finta di piangere, facendo lo stupido, cantando una canzone, raccontando una storia, mostrando un libro, accendendo la radio, suonando il tamburo ogni volta che il cibo entra in bocca, nella speranza che continui a scendere invece di risalire, facendo anche ballare una tarantella alla nonna... Insomma l'ingegno delle madri (o di chi si prende cura del piccolo) quando è ora di far mangiare i propri figli non conosce limiti: abbiamo detto che si comincia facendo l'aereo con il cucchiaio, dopo danze e canzoni c'è la tv. Seguono le preghiere (non fare questo alla mamma), le promesse (se mangi ti compro il dinosauro), le minacce (se non mangi tutto non vai a giocare), le suppliche (un boccone per la mamma, uno per il papà,...), le vite esemplari (guarda che braccio di ferro è diventato forte perchè ha mangiato tanti spinaci).
 Nel momento di routine del pranzo o cena, attraverso l'interazione con l'adulto o gli adulti che ne prendono parte, il bambino soddisfa un fondamentale bisogno fisico e contemporaneamente interagisce e agisce col mondo esterno a lui, con le persone e con gli oggetti. Impara questa possibilità sperimentando i rapporti d'affetto esistenti fra sè e chi gli offe il cibo.
Ecco perchè si sottolinea l'importanza del pasto in braccio finchè il bambino non inizia autonomamente a provare l'utilizzo del cucchiaino e a trovare la sua bocca.
Cibo che non è solo mezzo per saziare un bisogno fisiologico ma cibo che veicola una relazione affettiva ed emozionale.

Myriam David e Geneviève Appel, ricercatori e collaboratori di Emmy Pikler, affermano che " nella struttura di Loczy nessun bambino è mai forzato a mangiare più di quanto abbia volgia. Al primo segno di rifiuto, senza il minimo tentativo di fargli prendere qualcosa di più, la persona che si prende cura di lui si ferma, o lascia che si fermi da sè. La regola "non un cucchiaio di più" è assoluta".

E Elinor Goldschmied sottilinea: " Non bisogna mai, in alcuna circostanza, fare pressione anche se l'adulto sa che il bambino ha bisogno di mangiare. Quando un bambino è riluttante a mangiare possiamo gentilmente offrigli una piccola porzione ci cibo nel piatto e, se non mangia, portarlo via, sempre gentilmente: questo trasmette un messaggio affettuoso e di interesse che non ha bisogno di essere accompagnato da parole. Si può portare via un piatto con il cibo avanzato in un modo comprensivo oppure in modo esasperato o punitivo, il viso del bambino espreimerà esattamente come si sta sentendo".


 Ne consegue che nel piatto del bam bino deve essere sempre posta una piccola quantità di cibo: ciò consente di ridurre gli sprechi, di non spaventare il bambino, di permettergli di scegliere se vuole o no altro cibo, di non indurre l'altro a far finire l'ultimo boccone. Poi, successivamente, come già parlato nel post intitolato "Il gusto del pranzo", intorno ai due anni, è possibile permettere ai bambini di servirsi direttamente dal contenitore con un piccolo mestolo.

Sempre riprendendo la pedagogista Elinor Goldschmied riporto questo inciso:
L'adulto che offre il cibo dovrà rispondere delicatamente ai ritmi del bambino, offrendogli il cucchiaio solo quando egli darà un segnale aprendo le labbra, il che significa che è pronto per un altro boccone. Se la persona adulta è iperattiva o ansiosa, potrebbe iniziare un sottile conflitto tra le due volontà, il bambino può avvertire la tensione a resistere all'insistenza ed è così che può iniziare la difficoltà nell'alimentazione.
Il rischio per un adulto è quello della tentazione, quando il bambino ha la bocca piena, di avvicinare subito alla bocca un altro cucchiaio pieno. Questo può essere negativo perchè il bambino si sentirà spinto a mandare giù il boccone per prendere quello che è già pronto. I bambini più grandi vengono spesso ripresi perchè mangiano troppo in fretta e non masticano abbastanza, le origini di questo comportamento possono anche risalire proprio all'impazienza dell'adulto quando erano molto piccoli.


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