Visitatori "Fedeli"

domenica 6 ottobre 2013

**Gioco creativo e spontaneo: rappresentazione di sè e della propria storia emozionale-corporea**

Da un recente seminario di formazione a cui ho partecipato, vorrei condividere con voi alcune riflessioni davvero "fondamentali" sul gioco del bambino piccolo e sugli aspetti impliciti legati ad esso. 
Pensieri che hanno davvero aperto una "nuova porta" nella mia pratica educativa quotidiana, soprattutto per quanto riguarda la conoscenza del singolo bambino e della sua storia.



Il GIOCO SPONTANEO è, come già ho affermato in altri post, la forma privilegiata di espressione del bambino. E' fondamentale allo sviluppo psicologico del bambino e proprio per ciò va rispettato e difeso dall'adulto.

Attraverso il gioco creativo e spontaneo il bambino esprime sempre qualcosa del suo passato, del suo originario, ossia tutte quelle esperienze primarie vissute con i genitori (tutte le esperienze originarie emozionali-corporee di ciascuno lasciano dentro di sè delle sensazioni ed emozioni che possono essere gradevoli o sgradevoli e che vengono "registrate" nella memoria implicita, ossia uno scenario psichico non cosciente).

 Quindi, dopo tali premesse, mi soffermo in particolar modo su due situazioni di gioco spontaneo che il bambino crea all'incirca ( e sottolineo all'incirca!) tra i 24 mesi e i 36 mesi: 
le FILE e le TORRI.

Le file
Fila di mollette - Un grazie speciale a Francesca per la foto!

Quando il bambino inizia a fare file significa che egli sta prendendo coscienza di sè, sta attaccando ogni pezzettino di sè, delle sue esperienze sensoriali-corporee passate, e sta componendo la sua struttura, rimanendo comunque attaccato alla terra, ossia alla base sicura ( ossia rimane "attaccato" alle persone che si prendono cura di lui in quanto presenza rassicurante).
Tale periodo viene anche definito quale "periodo della orizzontalizzazione".


La Torre
Quando invece il bambino inizia a costruire torri significa che ha già preso consapevolezza del proprio sè e si sta allungando verso l'alto, un pezzo dopo l'altro sempre più sù, differenziandosi così dalla base sicura, ossia da coloro che si prendono cura di lui ed affermando sè, la propria volontà, i propri bisogni, le proprie emozioni. 
Tale periodo viene definito anche come "periodo della verticalizzazione" e corrisponde all'incirca con la fase dell'opposizione. 
E' inoltre in tale periodo che il bambino accetta la distruzione della sua creazioneo comunque il "buttar giù" in quanto possiede in sè la rappresentazione di sè stesso e non cade nell'angoscia di frammentazione del proprio corpo.


Questi pensieri e queste riflessioni nascono dagli studi e dai lavori di Bernard Aucouturier e dalla sua "Pratica Psicomotoria Educativa".












Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...