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giovedì 2 gennaio 2014

Ahii,la "bua" !! Accogliere il dolore fisico infantile.

Leggendo, in questo periodo di feste, la rivista mensile di carattere pedagogico-educativo, "Bambini"  alla quale è abbonato il nido d'infanzia nella quale lavoro, mi trovo di fronte ad un articolo della psicologa Maria Teresa Pedrocco Biancardi sulla "bua". Chiaramente mi ha subito colpito in quanto mai ho letto nessun esperto che si soffermasse su questa tematica.
Condivido con voi alcuni pensieri chiave dell'articolo.

Il dolore fisico è una realtà presente nella vita dei bambini, come quella di qualsiasi essere umano. Ma, per gli adulti, non è sempre facile riconoscere in determinati pianti dei bambini il segno del dolore fisico. Spesso, nel bambino piccolo, gli adulti che si prendono cura di lui, traducono il suo pianto in segnali di fame o di sonno o di difficoltà digestive ( le tradizionali "colichette").
La prima preoccupazione che sorge nell'adulto è quindi quella di attenuare e trasformare il pianto attraverso l'utilizzo di azioni o gesti che cercano di deviare il bambino dalla fonte del disagio, spesso però con "risultati" inefficaci.

Il pianto del bambino piccolo, quando è insistente e resistente ai tentativi di cura, è fonte per l'adulto che se ne prende cura di tensione, di ansia, di paura, di impotenza ... tutti stati d'animo ed emozioni che il bambino coglie, avverte attraverso anche i movimenti, gli spostamenti, i tocchi, le prese, la tensione che i corpi comunicano.

In realtà, la posizione più consolatoria, accogliente e rassicurante per il bambino piccolo è tenerlo in braccio in posizione eretta, petto contro petto. Difficilmente un bambino in questa posizione continuerà a piangere in quanto è la posizione che richiama e rievoca il "marsupio"; mentre può capitare che se abbracciato nella posizione di schiena il bambino provi ancor di più disagio e tensione.


Il bambino, crescendo, incontra giornalmente, delle piccole "bue" - caduta, zuccata, taglietto, ditino schiacciato, morsetto, un graffio .... - che normalmente mostra attraverso il pianto e, quando il linguaggio è ben sviluppato, il racconto di ciò che è accaduto.

L'adulto, molto spesso, cerca di minimizzare o sdrammatizzare l' avvenuto attraverso frasi tipo " Non è niente!" , " Passa subito!" , " Gli diamo un bacino o gli facciamo una carezza e passa tutto!", " Dai che sei un bambino forte e coraggioso, su in piedi!"... accorgendosi spesso che questa accoglienza della "bua" non funziona!

Perchè il bambino non riesce a rassicurarsi con una sdrammatizzazione? Riflettendo, ci si rende conto che nel momento in cui c'è una situazione di caduta o altro, il bambino non sta affrontando solamente un dolore fisico, ma pure un "dolore" emotivo: quindi il dolore fisico è accompagnato da un sentimento di "fallimento", da spavento, dal bisogno di condividere la tristezza causata da una impotenza di scoperta e sperimentazione autonoma.

Il bambino piccolo e non solo, si aspetta dall'adulto non solo una consolazione corporale, ma anche, e soprattutto, una consolazione affettiva, una condivisione empatica della sua tristezza.

E' importante mettersi e porsi all'altezza del bambino, chiedendo dove fa male, trovando insieme il picolo graffio, .... osservarlo. Poi si può passare alla cura attraverso gesti, sguardi e parole che emanano dolcezza e rassicurazione, sicurezza e competenza: "Mettiamo un cerottino così il graffio è protetto e guarirà presto!" , " Andiamo a prendere insieme un po' di ghiaccio e lo mettiamo sul bernoccolo. Il ghiaccio è molto gentile perchè non farà gonfiare la botta e la farà sparire presto!" ....

Il bambino si rassicurerà immediatamente dalla sua tristezza, dal suo fallimento, e traccerà segretamente dentro di sè una trama fatta di fiducia di sè, di sicurezza, di Persona attiva.

Quindi, per concludere, è giusto far vivere al bambino che si trova in una situazione di "dolore fisico" una esperienza di protezione e rassicurazione piuttosto che trasmettergli la sensazione di essere trascurato, di non stare a cuore a nessuno.

Le parole che riassumono sono: pazienza, rassicurazione, premurosità, attenzione.


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